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ULTIMO WEEK-END IN PIAZZA S. MARIA NOVELLA PER LA KERMESSE DEDICATA AL CIOCCOLATO

In dieci giorni, la Fiera del Cioccolato ha “inondato” Firenze con oltre 7500 kg di cioccolato in tutte le sue forme: dalle praline alle tavolette, dalle ganache ai cremini, fino ai tartufi o alle crepes. Oggi e domani gli appassionati di dolci avranno l’ultima possibilità di concedersi uno sfizio: fino a domani sera in piazza di Santa Maria Novella, 15 produttori delizieranno occhi e palato di fiorentini e turisti. Il calendario riserva nel fine settimana altri due appuntamenti: la degustazione di grappa e cioccolato in collaborazione con ANAG Firenze, seguita dagli ultimi due cooking-show della kermesse “Chef Chocolatier” condotti dal “Forchettiere” Marco Gemelli. Oggi cimentarsi con ricette a base di cioccolato toccherà a Maria Probst (La Tenda Rossa, Cerbaia), domani a Claudio Vicenzo (La Limonaia di Villa Rospigliosi, Prato). Nel pomeriggio, infine, ultimi workshop “Cioccolatiere per un giorno”, per chi desidera indossare i panni del pasticcere, a “Manine in frolla”, pensato per i più piccini – quasi un centinaio, a fine manifestazione – guidati nella creazione di biscotti. Quest’anno, tra le tante collaborazioni, è presente anche l’Istituto Internazionale di Chocolier, i cui trainer qualificati terranno un corso che introduce alla conoscenza sensoriale del cioccolato. All’interno della fiera, per la prima volta, è ospitata anche una sezione dedicata interamente a tè, tisane e caffè. Una piccola élite di produttori e artigiani che esporranno i loro pregiati infusi e miscele.

Tutti i laboratori e gli eventi sono ad ingresso gratuito. Per conoscerli tutti e per le iscrizioni a laboratori e workshop, andate a visitare il sito e seguite le pagine facebook e instagram dell’evento, oppure scrivete a info@fieradelcioccolato.it.

 

Ufficio Stampa
Fiera del Cioccolato
Tel. 3311855459 / 3311814873
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STORIA DEL CIOCCOLATO

La pianta del cacao ha origini antichissime: si presume che fosse presente più di 6000 anni fa lungo il Rio delle Amazzoni e l’Orinoco. I primi agricoltori che iniziarono la coltivazione della pianta del cacao furono i Maya solo intorno al 1000 a.C. Le terre che si estendono fra la penisola dello Yucatàn, il Chiapas e la costa pacifica del Guatemala furono quindi le prime a vedere l’inizio della storia del cacao, e insieme ad esso del cioccolato.
La leggenda dice che la coltura del cacao fu sviluppata dal terzo re Maya: Hunahpu. Secondo una leggenda atzeca, la pianta fu donata dal dio Quetzalcoatl per alleviare la fatica degli esseri umani; mentre un’altra leggenda azteca dice che in tempi remoti una principessa fu lasciata, dal suo sposo partito in guerra, a guardia di un immenso tesoro; quando arrivarono i nemici la principessa si rifiutò di rivelare il nascondiglio del tesoro e per questo fu uccisa: dal suo sangue nacque la pianta del cacao, i cui semi sono così amari come la sofferenza, ma allo stesso tempo forti ed eccitanti come le virtù della giovane principessa.
Successivamente ai Maya anche gli aztechi iniziarono la coltura del cacao, e in seguito la produzione di cioccolata; associavano il cioccolato a Xochiquetzal, la dea della fertilità.
Con valore mistico e religioso, il cacao veniva consumato dall’élite durante le cerimonie importanti, offerto insieme all’incenso come sacrificio alle divinità: sono stati trovati diversi esempi di raffigurazione della pianta del cacao su alcuni vasi e codici miniati Maya. Oltre ad un impiego liturgico e cerimoniale, nelle Americhe il cioccolato veniva consumato come bevanda, chiamata xocoatl, spesso aromatizzata con vaniglia, peperoncino e pepe. Tale bevanda era ottenuta a caldo o a freddo con l’aggiunta di acqua e eventuali altri componenti addensanti o nutrienti, quali farine e minerali. Altri modi di preparazione combinavano il cioccolato con la farina di mais ed il miele. La sua caratteristica principale era la schiuma, che veniva anticamente ottenuta mediante travasi ripetuti dall’alto da un recipiente ad un altro. Con la conquista spagnola, si impone l’uso del molinillo, che ruotato velocemente avanti e indietro tra le mani consentiva di ottenere in tempi più brevi la densa schiuma tanto amata dai consumatori della bevanda.
I semi di cacao erano talmente preziosi da venire adoperati anche come moneta: da ciò il primo nome del cacao (Amygdalae pecuniariae, ovvero “mandorla di denaro”) poi sostituito da Carlo Linneo nel 1737 in Theobroma cacao o “cibo degli dei”. Le fonti del tempo narrano anche di frequenti contraffazioni effettuate riempiendo i gusci vuoti con sporcizia o fango. Proprio dal termine azteco in lingua nahuatl “xocolatl” deriva la parola “cioccolato”.
La pianta del cacao arrivò in Europa con Cristoforo Colombo nel 1492 ma venne presto dimenticata perché la bevanda ottenuta non fu gradita alle corti per il suo sapore amaro.
Fu nel 1528 che Ferdinando Cortez (il “conquistador”) portò in Spagna i semi di cacao e l’antica ricetta degli Atzechi: la bevanda ottenuta con l’aggiunta di peperoncino e spezie piccanti (per attenuare il gusto amaro) e addolcita con zucchero, cannella o vaniglia diventò di gran moda per gli aristocratici e le corti europee.
Nel 1606 il cioccolato si produce anche in Italia, a Firenze e Venezia.
Nel 1678 Antonio Ari ottiene dai Savoia il permesso di vendere la cioccolata “in bevanda”.
Alla scuola torinese di cioccolato si forma Francois-Luis Cailler che nel 1819 fonda la prima fabbrica svizzera di cioccolato a Vevey.
Nel 1802 il genovese Bozelli costruisce una macchina per raffinare la pasta di cacao.
Nel 1828 l’olandese Van Houten separa il burro di cacao.
Nel 1865 a Torino Caffarel mescola cacao e nocciole producendo il cioccolato gianduja.
Nel 1878 lo svizzero Daniel Peter mescola il latte al cacao producendo il cioccolato al latte.
Nel 1879 a Berna Rodolphe Lindt produce il cioccolato fondente.
Nel 1923 a Chicago Frank Mars inventa la barretta al cioccolato.